Ikigai. Anni fa mi sono imbattuto in questa misteriosa e affascinante parola giapponese che in molti in Giappone definiscono come “la ragione per cui ci alziamo dal letto ogni mattina”. Nella cultura giapponese l’Ikigai rappresenta dunque la nostra vocazione, la raison d’être (ragione d’essere), il nostro scopo nella vita. Sono rimasto subito affascinato da questo concetto e volevo quindi fartelo scoprire e spiegarti come trovare il tuo Ikigai (poiché ho avuto la fortuna di trovare il mio dopo aver letto vari libri sull’argomento).

Ikigai: significato e traduzione

La parola giapponese Ikigai è composta da “iki” (vivere) e “gai” (ragione). Potremmo quindi tradurlo come la “ragione di vivere” o ancora “lo scopo nella vita” ma si tratta di traduzioni approssimative che non rendono giustizia alla complessità di questo concetto.
Ken Mogi
(autore de Il piccolo libro dell’ikigai) lo definisce come “la parola giapponese per descrivere i piacere ed i significati della vita“.
Il significato della parola Ikigai è dunque molto difficile da rendere in italiano perché dietro questa piccola parolina si cela una vera e propria filosofia di vita in cui troviamo appunto la vocazione di una persona, la sua grande passione ed il motivo per cui svegliarsi ogni mattina, ciò che causa il tuo “appetito per la vita” 1

Come trovare il tuo ikigai

I giapponesi credono che ciascuno di noi abbia un ikigai – si tratta di un concetto che riveste un’enorme importanza nella cultura nipponica.
In “Il metodo Ikigai“, Héctor Garcia e Francesc Miralles spiegano in modo chiaro come trovare il proprio ikigai.
Il tuo Ikigai si trova all’incrocio di 4 aree fondamentali:

  1. ciò che ti piace
  2. ciò di cui il mondo ha bisogno
  3. ciò in cui sei bravo
  4. ciò per cui puoi essere pagato

Come possiamo vedere nello schema qui sopra, in realtà per trovare il tuo ikigai è necessario combinare queste aree per trovare

  1. la tua passione (ciò che ti piace ed in cui sei bravo)
  2. la tua missione (ciò che ami e di cui il mondo ha bisogno)
  3. la tua professione (ciò che per lui persone ti pagano ed in cui sei bravo)
  4. la tua vocazione (ciò di cui il mondo ha bisogno e per cui puoi essere pagato).

Il tuo ikigai si trova quindi nel punto in cui si incrociano la tua passione, la tua missione, la tua professione e la tua vocazione.
Ecco quindi la chiave per trovare il tuo Ikigai.

Il mio metodo in 5 tappe per identificare il tuo ikigai

Per passare dalla teoria alla pratica ti propongo un piccolo esercizio.

  1. Prendi un foglio bianco oppure apri un documento vuoto sul tuo computer.
  2. Elenca 10 attività che ti piacciono (puoi fermarti a 5 se troppo difficile)
  3. Barra le attività in cui non sei (molto) bravo/a (magari adori giocare a scacchi ma hai constatato che perdi sempre)
  4. Barra le attività che non sono utili ad altre persone (è il caso di moltissimi hobby come collezionare le banconote oppure giocare con un videogame
  5. Identifica tra le attività rimanenti quelle che potrebbero trasformarsi in una professione (ad es. se si tratta di correre, magari potresti diventare un coach sportivo), ossia quelle per cui potresti essere pagato/a.

Allora, l’hai trovato? Non facile, vero? Trovare il proprio ikigai, infatti, non è impresa semplicissima. Puoi trovare facilmente qualcosa in cui sei bravo e che ti piace, ma spesso non potrai (o vorrai) trasformarlo in lavoro. O ancora, magari sei molto bravo nella tua professione, ma purtroppo non provi piacere quando lavori. Per esperienza posso dire che trovare un lavoro che sia anche la tua passione è una delle più grande fortune che possoano capitare ad una persona. Mi viene subito in mente la famosa citazione di Confucio:

“Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua.” – Confucio

Incrociare le 4 aree non sembra, quindi, alla portata di tutti ma vale davvero la pena tentare perché trovare il proprio ikigai significa avere una vita più piena di significato e felice.

Come trovare la tua passione

Per esperienza, so che per molti di noi non hanno vere e proprie passioni. Identificare un’attività che ti piace è però il primo fondamentale step nella ricerca del tuo ikigai e volevo quindi fornirti qualche spunto per aiutarti.
Il consiglio fondamentale è provare vari hobby per trovarne uno che ti piaccia particolarmente. Ecco qualche spunto: leggere libri, fare sport, suonare uno strumento musicale, andare al cinema, giocare a scacchi/dama/videogames, cucinare… ispirati anche osservando e provando i passatempo dei tuoi amici e familiari.
Non esitare a chiedere a queste persone cosa amano nel loro hobby: spesso le passioni sono contagiose e queste persone potrebbero spronarti a provare la loro attività preferita.

Come ho trovato il mio ikigai

Nell’introduzione ho scritto di aver trovato il mio ikigai.
Per un po’ di tempo ho creduto che si trattasse dell’apprendimento delle lingue. Per quanto strano ti possa sembrare, imparare le lingue è uno dei miei hobby.
Si tratta quindi di quello che mi piace ed in cui con il tempo sono diventato bravo. Imparare le lingue straniere è anche una necessità per un numero grandissimo di persone. Ed è oggi il mio lavoro (sono uno dei co-fondatori di MosaLingua, una piccola azienda che crea corsi ed app per imparare le lingue.
Ecco le 4 aree dell’ikigai che si incrociano: imparare / insegnare le lingue è quindi ciò che mi piace, ciò che mi riesce bene, qualcosa di cui il mondo ha bisogno e quello per cui molte persone sono disposte a pagarmi.
In realtà, con il tempo ho scoperto che si tratta di qualcosa di più ampio: il mio ikigai è acquisire nuove competenze e conoscenze e trasmetterle agli altri. Questa “scoperta” mi ha spinto a decidermi a lanciare il progetto di questo blog.

Il punto d’incontro tra ikigai e flow

Come ben sottolineano gli autori del libro “Il metodo Ikigai“, i concetti di ikigai e flow sono intimamente legati. Lo psicologo ungherese Mihály Csíkszentmihályi definisce flow “una condizione in cui le persone sono così prese in un’attività che nessun altra cosa sembra contare; l’attività è così piacevole che queste persone continuano anche se questo costa loro moltissimo, per il puro piacere di farlo” 2. Per dare qualche esempio, si tratta dello stato raggiunto da un ciclista durante una gara, da una ballerina durante un’esibizione o ancora di un giocatore di scacchi durante una partita. L’attività è sicuramente molto impegnativa e richiede un grandissimo sforzo : ciò nonostante, queste persone sono talmente assorbite dall’attività che amano da raggiungere un vero stato di grazia.
Senza dover approfondire ulteriormente il concetto di flow (di cui parlerò più diffusamente in futuro), è chiaro che une persona la cui attività professionale consenta di raggiungere tale condizione ha sicuramente la fortuna di aver identificato il punto in cui professione, vocazione, passione e missione si incrociano. Gli atleti, ballerini, giocatori di scacchi degli esempi sopracitati hanno dunque trovato il proprio ikigai.

La filosofia ikigai

Dietro al concetto di ikigai troviamo una filosofia che ruota intorno a 5 grandi pilastri (come spiega Ken Mogi nel suo volume “Il piccolo libro dell’ikigai“).

I 5 pilastri dell’ikigai

  1. iniziare “in piccolo”
  2. lasciarsi andare
  3. armonia e sostenibilità
  4. la gioia delle piccole cose
  5. essere nel momento presente

Per illustrare il significato di queste 5 pilastri, ti racconto la storia dello chef giapponese Jiro Ono, il cui ristorante Sukyyabashi Jiro è considerato una delle mete culinarie più prestigiose del mondo (di sicuro si tratta del miglior ristorante di sushi del pianeta).
Jiro Ono ha origini molto umili e quando decise di creare il suo primo locale, notò che era molto più economico aprire un ristorante di sushi, iniziando così “in piccolo” (pilastro n.1).
Con una serie di piccoli e costanti miglioramenti, Jiro Ono ha potuto perfezionare le proprie abilità fino a trasformarsi in un vero e proprio artista del sushi. Durante la preparazione delle sue ricette, questo celebre chef giapponese raggiunge un stato di flow lasciandosi andare completamente (pilastro n.2) e vivendo nel momento presente (pilastro n. 5). Preparare cibo per i clienti del proprio ristorante è per Jiro Ono una gioia fatta di piccole cose (pilastro n. 4). L’armonia e la sostenibilità (pilastro n. 5) sono alla base del suo lavoro perché Jiro Ono continua ad usare solo prodotti locali ed in armonia con il luogo in cui si trova il suo ristorante (che ha ottenuto 3 prestigiose stelle Michelin).

“Ikigai risiede nel regno delle piccole cose. L’aria del mattino, una tazza di caffe, un raggio di sole (…). Solo coloro che possono riconoscere la ricchezza di questo intero spettro lo apprezzano davvero e possono goderne.” – Ken Mogi

Lo stile di vita ikigai e il segreto della longevità dei centenari giapponesi

Oltre ad essere una filosofia, l’ikigai è un vero e proprio stile di vita che in parte spiegherebbe l’incredibile longevità dei giapponesi.
Il Giappone è infatti da anni uno dei paesi in cui la speranza di vita è la più alta in assoluto nel mondo : nel 2015 il paese era in testa alla classifica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità con una speranza di vivere fino a 83.7 anni in media 3 (l’Italia di difende bene in settima posizione con 82.7 anni).
Uno studio condotto nel 2008 dai ricercatori dell’Università di Tohoku nel nord del Giappone 4, stabilì un’importante correlazione tra ikigai e salute. Basti pensare che il tasso di mortalità delle persone che avevano dichiarato aver trovato il proprio ikigai era molto più basso rispetto a tutti gli altri (su un totale di 50 000 casi) e che la loro salute era molto migliore.
Insomma, trovare il proprio ikigai farebbe bene alla salute e renderebbe felici: un motivo in più per rimboccarsi le maniche e spingere ciascuno di noi a trovarlo.

Le zone blu ed i segreti dei centenari di Okinawa

Una conferma arriva dal famoso volume “Lezioni di lunga vita. Le zone blu. I segreti delle popolazioni ultracentenarie” di Dan Buettner in cui sono analizzati gli stili di vita delle zone del mondo in cui la speranza di vita è notevolmente più alta rispetto alla media mondiale. Nel libro, lo studioso americano cerca di scoprire i segreti dell’isola di Okinawa, in cui la speranza di vita è persino più elevata di quella del resto del Giappone (già di per sé da record). Tra i fattori evidenziati nel volume, troviamo una dieta vegetariana e ricca di anti-ossidanti (come ad es. il tè verde), una moderata ma regolare attività fisica, un livello di stress non troppo alto, il sentirsi parte di una comunità, un’importante dimensione spirituale senza dimenticare l’ikigai, che permetterebbe a persone molte anziane a continuare a mantenersi attivi e lucidi, dedicandosi a ciò che amano.La dieta ikigai

Ikigai: il libro

Per terminare questa lunga introduzione, volevo consigliarti un libro sull’ikigai, anche se, a mio avviso, l’ideale per approfondire il concetto sarebbe leggerne almeno 2.

“Il piccolo libro dell’ikigai” – Ken Mogi

Come prima lettura, ti consiglio “Il piccolo libro dell’ikigai” di Ken Mogi che si sviluppa molto bene le molteplici dimensioni di questo interessante concetto ed offre il punto di vista di un giapponese abituato alla comunicazione con l’occidente. Si tratta di una lettura semplice e gradevole (meno di 200 pagine scritte in modo molto chiaro) che costituisce il primo passo per iniziare a comprendere il concetto. Il libro non offre però nessuno strumento diretto per identificare il proprio ikigai

“Il metodo Ikigai” – Héctor Garcia e Francesc Miralles 

Un’altra lettura estremamente interessante e che va davvero a braccetto con la precedente è “Il metodo Ikigai. I segreti della filosofia giapponese per una vita lunga e felice” di Héctor Garcia e Francesc Miralles. Il libro è davvero molto interessante e ben scritto ma secondo me si concentra un po’ troppo sul nesso ikigai – longevità (affrontato nell’ultima parte del mio articolo). Mi sento però di consigliarlo a tutti coloro che vogliono migliorare la propria vita in un senso più globale: dopo aver letto il libro, è difficile non darsi l’obiettivo di mangiare meno e più sano o di adottare uno stile di vita meno frenetico e più pieno di significato.

“Ikigai. Il metodo giapponese” – Bettina Lemke

E per le persone veramente motivate, ecco un terzo volume che, rispetto ai precedenti, promette di offrire più strumenti per identificare il proprio ikigai: “Ikigai. Il metodo giapponese. Trovare il senso della vita per essere felici” di Bettina Lemke. Non lo ho ancora letto quindi non posso pronunciarmi sulla qualità del libro ma mi sembra una buona lettura per chi voglia davvero approfondire.

Conclusione

Spero che questo articolo ti abbia permesso di ben capire cosa si nasconde dietro la parola ikigai: avevo avuto la fortuna di trovare la mia personale raison d’être, non posso che spronarti a fare lo stesso perché ne vale davvero la pena.

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  1. The little book of ikigai, Ken Mogi, 2018, pag. 21.
  2. Flow. The Pshychology of optimal experience“, Mihály Csíkszentmihályi, 1990, pag. 6, traduzione mia.
  3. World Health Statistics 2016: Monitoring health for the SDGs Annex B: tables of health statistics by country, WHO region and globally, World Health Organization, 2016.
  4. Sense of Life Worth Living (Ikigai) and Mortality in Japan: Ohsaki Study, Sone et al., 2008.