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Multitasking: significato, efficacia e verità scientifiche

    Per multitasking si intende la tendenza ad eseguire più compiti allo stesso tempo. Si tratta di un approccio alla gestione del tempo mutuato dall’informatica: un sistema operativo o un processore lavora in modalità multitasking quando è in grado di eseguire più processi contemporaneamente.

    Ma noi essere umani possiamo davvero svolgere più compiti contemporaneamente? Il multitasking funziona davvero? È quello che vedremo in questo articolo.

    Come nasce il multitasking

    Di fronte alla mole crescente di cose da fare e alla scarsità del tempo a nostra disposizione, dedicarsi a più compiti alla volta potrebbe sembrare un buon “trucchetto” per guadagnare tempo. Per questo, molte persone si vantano di “essere multitasking”, suggerendo di essere più produttive ed efficaci grazie a questa “capacità” di fare due o più cose contemporaneamente.
    D’altronde, la logica suggerisce che se durante lo stesso intervallo di tempo, riusciamo a completare due attività invece di una, alla fine della giornata avremo completato il doppio dei compiti. Ma è davvero così ?

    Il multitasking funziona davvero?

    Il multitasking è davvero la soluzione al sovraccarico di lavoro ed impegni che quasi tutti viviamo? Se abbiamo troppe cose da fare, dovremmo davvero svolgere più attività allo stesso tempo?

    Un’analisi approfondita ed uno sguardo alle ricerche in materia rivelano che nulla è più distante dalla realtà. Il multitasking non funziona e si rivela essere una delle trappole più insidiose in materia di gestione del tempo e produttività.

    Multitasking - la persona multitask.jpg

    Il multitasking è non solo inefficace ma anche dannoso sul lungo termine. Per spiegare sinteticamente perché il multitasking è una cattiva idea, possiamo citare un proverbio russo:

    “Se insegui due conigli, non ne prenderai nemmeno uno”.

    — Proverbio russo

    In altre parole, se fai due cose contemporaneamente, rischierai di non farne (bene) nemmeno una. 

    Multitasking: significato

    Come detto, in origine il termine multitasking è stato usato in ambito informatico per descrivere la capacità dei computer di gestire più compiti in modo alternato. Il significato del termine in iglese multitasking è proprio “multi-compito” (possiamo tradurre “task” con “compito”).
    Quando un computer gestisce due compiti, passa dal compito 1 al compito 2 di continuo fino a quando non li porta a termine. Nei computer, ciò avviene in modo così veloce da dare l’illusione di portare avanti i due compiti contemporaneamente. In realtà, in un determinato istante, il computer si sta dedicando ad un solo compito.

    Persona multitasking: significato

    Lo stesso accade per noi essere umani. Quando facciamo due cose alla volta, la nostra attenzione passa da un’attività all’altra di continuo. E ciò che accade, ad esempio, quando parliamo al telefono (anche in modalità vivavoce) mentre guidiamo. Per una frazione di secondo ci concentriamo sulla guida, per un’altra frazione gestiamo la telefonata, poi torniamo alla guida e poi di nuovo alla chiamata. Ciò significa che in un determinato istante, la nostra attenzione sta gestendo solo la guida o la telefonata. Se riusciamo a portare avanti i due compiti è perché la nostra attenzione passa da un compito all’altro di continuo.

    Gli svantaggi del multitasking

    Il problema è che questi rapidi passaggi tra un compito all’altro hanno un costo in termini di tempo ed energie mentali. In primo luogo, come dimostrato da uno studio condotto nel 1995 dai ricercatori Rogers e Monsell, il multitasking ci rende più lenti1

    In secondo luogo, quando cerchiamo di fare più cose alla volta siamo non solo più lenti ma anche molto più inclini agli errori, come avevano rilevato Meyer e Kieras2.

    La cecità dell’attenzione causata dal multitasking

    In quest’ottica, il divieto di telefonare mentre siamo alla guida è più che motivato. Uno studio del 2006 aveva concluso che “le menomazioni associate all’uso del telefono cellulare durante la guida possono essere profonde quanto quelle associate alla guida in stato di ebbrezza3.

    Una spiegazione è fornita da Earl Miller, docente di neuroscienza al MIT di Boston, che aveva rilevato che usare il cellulare mentre guidiamo provoca una sorta di “cecità dell’attenzione”: vediamo metà degli oggetti che si presentano davanti a noi, abbiamo più probabilità di non notare dei segnali stradali e reagiamo più lentamente rispetto ad informazioni, stimoli ed ostacoli 4

    Lo stesso Miller aveva rilevato che il multitasking provoca una riduzione della nostra attività cognitiva: passare da un compito all’altro implica dei costi che non solo ci rallentano e provocano più errori ma riducono la profondità dei nostri pensieri.

    L’inefficacia del multitasking

    L’inefficacia del multitasking è dovuta anche al cosiddetto cambiamento di contesto. Poiché possiamo focalizzarci su una sola attività alla volta, quando passiamo da un’attività all’altra perdiamo la nostra concentrazione. Possiamo, infatti, assimilare questo cambiamento di attività ad un’interruzione. La ricercatrice Gloria Marks dell’University of California aveva rivelato che in media ci vogliono 23 minuti e 15 secondi per ritrovare la concentrazione che avevamo prima di essere interrotti5.

    Ciò vuol dire che se stiamo lavorando su qualcosa che richiede la nostra concentrazione, le interruzioni che ci infliggiamo passando da un compito all’altro ci rallentano molto, proprio a causa dei costi associati ai cambi di contesto. E l’inefficacia non è l’unico problema: la stessa Marks aveva scoperto che le interruzioni generano più stress e frustrazione.

    Tutti questi dati ci portano a dire che il multitasking è inefficace. In realtà, l’inefficacia è solo uno dei problemi.

    Gli altri effetti dannosi del multitasking

    Sviluppare l’abitudine di voler fare più cose contemporaneamente è anche molto dannoso sul medio e lungo termine. I multitasker seriali sviluppano una serie di cattive abitudini che li portano a diventare incapaci di concentrarsi veramente su un compito importante. In questi casi, la distrazione diventa la regola e non l’eccezione. 

    Tra i problemi e danni a lungo termine riscontrati durante decenni di ricerca possiamo citare:

    • maggiore tendenza alla distrazione e incapacità di filtrare le cose irrilevanti
    • incapacità di concentrarsi 
    • riduzione dell’intelligenza emotiva
    • aumento dello stress
    • dipendenza alla dopamina, l’ormone del piacere che rilasciamo quando completiamo un piccolo compito
    • riduzione della densità della materia grigia 

    Donne multitasking

    A questo punto, è importante mettere in dubbio uno stereotipo dominante, ossia la credenza che le donne siano migliori degli uomini a lavorare in modalità multitasking

    Donne multitasking

    Secondo le conclusioni di un esperimento condotto nel 20196, non esistono differenze tra uomini e donne nel gestire differenti compiti alla volta. I risultati dell’esperimento indicavano una diminuzione delle performance cognitive, senza rilevanti differenze di genere. 

    A questo punto dovrebbe essere chiaro perché fare multitasking è una cattivissima abitudine. Per fortuna esiste un’alternativa ben più efficace.

    “Il multitasking è semplicemente l’opportunità  di mandare a puttane più di una cosa alla volta.”

    — Steve Uzzel

    I tipi di multi-tasking: back-tasking e switch-tasking

    Come già chiarito, quando cerchiamo di fare più cose alla volta, il nostro cervello passa da un compito all’altro di continuo. Nella sua accezione più comune, il multitasking potrebbe essere, quindi, definito switch-tasking.

    Come sottolinea Dave Crenshaw nel suo “The Myth of Multitasking”, questo tipo di multitasking si differenzia dal cosiddetto back-tasking:

    “È ciò che accade quando stai facendo due o più cose, ma solo una di esse richiede la tua attenzione. Tutto il resto rimane sullo sfondo. Ad esempio, back-tasking potrebbe essere cenare e guardare la televisione o fare jogging ed ascoltare musica”. 

    — Dave Crenshaw

    Il nostro limite principale è, infatti, non poter dedicare la nostra attenzione a più cose contemporaneamente.

    Quando il multitasking funziona: il caso del backtasking

    In realtà, essere multitask non è semore una cattiva idea. Perché esiste un tipo di multitasking che funziona: il back-tasking. Nel caso del back-tasking, solo una delle attività richiede la nostra attenzione mentre l’altra viene eseguita in modalità “pilota automatico”. Fare back-tasking può, quindi, essere efficiente ed efficace. In ogni situazione dovremmo chiederci se una delle attività può essere effettuata senza la nostra attenzione.

    Nel già citato esempio del parlare al telefono mentre si guida, il grande problema è che entrambe le attività richiedono la nostra attenzione.

    Per riassumere: no allo switch-tasking e sì al back-tasking, dunque.

    I vantaggi del single-tasking

    Allora qual è a soluzione se abbiamo troppe cose da fare? La risposta forse deluderà alcuni ma se hai troppo da fare, l’unica soluzione è fare una cosa alla volta e farla bene. Si tratta del classico (banale) single-tasking, ossia l’approccio in cui dedichiamo tutta la nostra attenzione ad una singola attività. 

    Affrontare un solo compito alla volta richiede molta disciplina perché siamo sempre più interrotti e distratti da mille stimoli. È quanto sottolinea Cal Newport nel suo “Deep Work” in cui si lamenta di veder emergere un modo di lavorare sempre più distratto e superficiale. Newport spiega che per produrre risultati di alto livello e creare valore, dobbiamo dedicarci ad un compito alla volta, evitando il multi-tasking, le distrazioni e le interruzioni. Solo concentrandoci al 100% su un compito, potremo essere davvero efficaci. 

    Come dedicarsi ad un compito alla volta ed essere efficaci

    Per fortuna esistono una serie di accorgimenti e trucchetti per liberarsi dal multi-tasking ed abituarsi a dedicarsi ad un compito alla volta:

    1. dedicare dei blocchi di tempo ad un compito preciso: potremmo ad esempio bloccare le nostre mattinate per lavorare su attività che richiedono tutta la nostra attenzione e concentrazione. In questo modo, durante il blocco di tempo scelto, eviteremo di di lavorare su più cose alla volta
    2. utilizzare la tecnica del Pomodoro: essa consiste nel lavorare per 25 minuti su un compito per poi concedersi una pausa di 5 minuti. In questo modo durante i 25 minuti attivi, saremo portati a dedicarci solo ad un compito preciso
    3. prevenire interruzioni e distrazioni: mettere il telefono in modalità aereo, disattivare le notifiche sul computer, mettere le cuffie sono tutti accorgimenti per evitare le interruzioni e distrazioni che spezzano di continuo la nostra concentrazione e ci spingono ad entrare in “modalità multi-tasking”
    4. stabilire delle regole per controllare le mail: molte persone controllano la propria casella di posta elettronica in modo compulsivo, spesso mentre fanno altre cose (con notevoli effetti negativi sulla propria produttività). Stabilire la regola di controllare le mail 2 o 3 volte al giorno eviterà questo comportamento, permettendoci di rimanere concentrati su un compito alla volta
    5. limitare l’uso dei social media e di internet: anche per l’utilizzo di internet, dovresti avere delle regole precise, al fine di limitare il loro utilizzo. In particolare, dovresti importi dei limiti precisi per usare i social media che sono progettati per fornirci delle brevi e facili ricompense sotto forma di scariche di dopamina, l’ormone del piacere che si attiva quando riceviamo una notifica, un like o un commento. Per questo molti di noi sentono l’impulso irresistibile di premere sull’icona che apre Instagram o Facebook, mentre stiamo lavorando su qualcosa di ben più importante.
    6. usa i servizi che bloccano le distrazioni sul telefono e sul computer: molti smartphone ci offrono la possibilità di bloccare le app che ci distraggono di più per dei periodi prestabiliti di tempo. Nel mio caso ho attivato la modalità “Niente distrazioni” dalle 9 alle 17, per evitare di ricevere notifiche Whatsapp e bloccare l’accesso ad app come Instagram e le mail. Queste opzioni esistono sia per dispositivi Android che iOS (iPhone e iPad). In alternativa, possiamo usare anche servizi esterni che ci permettono di bloccare determinate app o siti su tutti i dispositivi. È il caso di servizi come Forest, Freedom, Self-Control, Serene; StayFocused e Blocksite, solo per citarne alcuni.
    7. monitorare il proprio lavoro con un app che traccia il tempo: servizi come RescueTime e Toggl ci permettono di monitorare la nostra giornata, tracciando il tempo che dedichiamo alle varie attività. Personalmente, ogni volta che inizio un compito, lo inserisco in Toggl che inizia a misurare quanto tempo impiego per terminarlo. Il semplice fatto di aver inserito un determinato compito mi spinge a concentrarmi su di esso fino ad averlo terminato. Alla fine della giornata poi, posso ottenere una lista dei compiti a cui mi sono dedicato in modo da poter notare eventuali perdite di tempo ed identificare delle possibili ottimizzazioni.

    Conclusioni

    Spero di averti convinto che il multitasking è inefficace e dannoso. In alternativa, ti consiglio davvero di sperimentare le tecniche descritte in questo articolo e le altre tecniche di gestione del tempo di cui parlo si questo blog.

    Dedicarti ad una sola cosa alla volta ti permetterà non solo di ottenere maggiori risultati ma anche di sentirti più sereno e soddisfatto.  


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    1. Rogers, R. & Monsell, S. (1995). The costs of a predictable switch between simple cognitive tasks. Journal of Experimental Psychology: General, 124, 207-231.
    2.  Meyer, D. E. & Kieras, D. E. (1997a). A computational theory of executive cognitive processes and multiple-task performance: Part 1. Basic mechanisms. Psychological Review, 104, 3-65.
    3.  Strayer, David L.; Drews, Frank A.; Crouch, Dennis J. (Summer 2006). A Comparison of the Cell Phone Driver and the Drunk Driver. Human Factors: The Journal of the Human Factors and Ergonomics Society. 48 (2): 381–391.
    4.  Earl Miller, Multitasking: Why Your Brain Can’t Do It and What You Should Do About It, 2017, The Picower Institute for Learning and Memory and Massachusetts Institute of Technology.
    5.  Mark, Gloria & Gudith, Daniela & Klocke, Ulrich. (2008). The cost of interrupted work: More speed and stress. Conference on Human Factors in Computing Systems – Proceedings. 107-110. 10.1145/1357054.1357072.
    6. Hirsch P, Koch I, Karbach J (2019) Putting a stereotype to the test: The case of gender differences in multitasking costs in task-switching and dual-task situations. PLoS ONE 14(8): e0220150.

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