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De brevitate vitae: riassunto, analisi e recensione dell’opera di Seneca

    Il “De brevitate vitae” di Seneca è un trattato filosofico incentrato sul tema della brevità della vita e della necessità di mettere bene a frutto il nostro tempo non sprecandolo.
    Composto con molta probabilità nel 49 d.C.1, il “De brevitate vitae” è uno dei dialoghi più famosi di Lucio Anneo Seneca. La fama ed il successo del libro sono più che giustificati, perché tratta di temi universali e trasmette insegnamenti tanto utili quanto attuali.
    In questo articolo ti propongo di scoprire i temi principali di questo piccolo grande capolavoro, sottolineando come metterne in pratica gli insegnamenti nella tua vita di tutti i giorni.

    Tempo di lettura: 18 minuti

    La scheda del libro “De brevitate vitae” di Seneca

    La copertina dell'edizione BUR del 
"De Brevitate Vitae"
    La copertina dell’edizione BUR del
    “De Brevitate Vitae” (pubblicato con il titolo “La brevità della vita”). L’edizione propone il testo a fronte in latino e delle utilissime note introduttive scritte da Alfonso Traina.

    Titolo italiano: “La brevità della vita” o “Sulla brevità della vita”
    Titolo in latino:
    “De brevitate vitae”
    Autore: 
    Lucio Anneo Seneca
    Anno:
    49 d. C.
    Numero di pagine:
    33 (senza commenti e testo a fronte)
    Categoria:
    Filosofia, felicità e crescita personale
    Link per acquistare il libro in italiano (edizioni consigliate)*:
    1 – Edizione BUR
    , con commento, note e traduzione di Alfonso Traina
    3 – Edizione Feltrinelli
    *, a cura di Ugo Dotti
    3 – Edizione Mondadori*, traduzione di Tommaso Gazzarri

    * Queste due edizioni sono disponibili anche in versione eBook.

    Per chi è il De brevitate vitae di Seneca

    Il “De brevitate vitae” è uno di quei libri che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita. D’altronde, il tema della brevità della vita e della necessità di utilizzare al meglio il poco tempo che abbiamo a disposizione è talmente universale da essere interessante per chiunque.
    Si tratta, inoltre, di uno dei libri sullo stoicismo più facile di accesso per la sua brevità (si legge in poco più di un’ora) e chiarezza espositiva. Aggiungo che è un’opera da leggere per capire non solo il pensiero di Seneca ma più in generale la corrente filosofica dello stoicismo (anche se Seneca non è il più fedele rappresentante).

    La trama del De brevitate vitae: il libro in un paragrafo

    La vita non è breve in sé ma il più delle volte siamo noi a renderla tale, perdendo tempo in attività di poca importanza. Non dovremmo sprecare il prezioso tempo che abbiamo, inseguendo attività ed obiettivi che un giorno rischiano di farci realizzare che la vita è passata “senza averne avvertito il passare”. Se, invece, ci dedichiamo al conseguimento della saggezza, la vita diventa abbastanza lunga e ci permette di realizzare grandi cose e dare il giusto valore al tempo.

    L’autore: Chi era Seneca

    Seneca, autore di molti capolavori tra cui il "De Brevitate Vitae".
    Questo ritratto di Seneca è un particolare del famoso quadro di Rubens “La morte di Seneca”.

    Lucio Anneo Seneca (4-65 d.C.) è stato un filosofo ed autore romano, grande esponente dello stoicismo di epoca romana. Nacque a Cordoba in Spagna (all’epoca importante colonia romana) ma crebbe a Roma, dove ricevette un’ottima istruzione retorica e letteraria (per volere del padre Seneca il Vecchio).

    Già in tenera età soffriva di problemi di salute che lo accompagneranno per il resto della vita (asma e svenimenti).
    Seneca fu un personaggio molto in vista nella vita pubblica romana: era un oratore molto famoso e divenne prima questore e poi senatore. Nel 41 d.C. l’imperatore Claudio lo condannò all’esilio in Corsica dove rimase fino al 49, anno in cui Agrippina riuscì a farlo tornare per farlo diventare tutore del figlio Nerone.

    Seneca accompagna Nerone durante l’ascesa al trono ed i primi 5 anni del principato neroniano. In seguito, i rapporti con Nerone si deteriorano e Seneca si ritira a vita privata. Nerone, dopo aver ucciso la madre, trova un pretesto per condannare a morte Seneca che nel 65 è costretto a suicidarsi. Seneca affronta la condanna a morte con grande dignità e fermezza, fedele agli insegnamenti stoici.

    Lucio Anneo Seneca è stato un autore, oratore e drammaturgo molto apprezzato. Scrittore molto prolifico, tra le sue opere maggiori possiamo citare: “De Ira”, “De clementia”, De tranquillitate animi”, “De otio”, “Epistulae ad Lucilium” e ovviamente “Il De brevitate vitae” di cui parliamo in questo articolo.

    De brevitate vitae: le idee principali

    Prima di addentrarci nel contenuto ed analisi del testo, due considerazioni importanti per metterlo in contesto:

    • La datazione dell’opera è incerta ma di sicuro Seneca compone l’opera nella fase finale della sua vita (ho quando ha 45 anni o quando ne 58) ed in ogni caso dopo essersi ritirato dalla vita pubblica (vedremo insieme perché questa informazione è importante)
    • Se leggi il “De brevitate vitae”, noterai che Seneca si rivolge più volte ad un certo Paolino. Chi era Paolino?Con tutta probabilità dovrebbe trattarsi di Pompeo Paolino, senatore membro della prestigiosa categoria dei cavalieri (equites) e prefetto dell’annona (a cui spettava l’importante compito di distribuire il grano per città di Roma)2.

    Passiamo adesso ai principali insegnamenti del libro “Sulla brevità della vita” (“De brevitate vitae”):

    IDEA 1 – La vita non è breve, ma siamo noi a renderla tale

    Il paragrafo iniziale del “De brevitate vitae” introduce immediatamente il tema principale dell’opera:

    “La maggior parte degli uomini, Paolino, protesta per l’avarizia della natura, perché siamo messi al mondo per un briciolo di tempo, perché i giorni a noi concessi scorrono così veloci e travolgenti che, eccetto pochissimi, gli altri sono abbandonati dalla vita proprio mentre si preparano a vivere”.

    Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, I

    Tanti uomini, anche di grande saggezza3 si lamentano perché la vita è breve. Tanto breve che moriamo proprio quando abbiamo finalmente appreso a vivere. Seneca precisa sin dalla prima pagina il suo pensiero, attraverso un passaggio divenuto nel tempo (e a giusta ragione) citatissimo:

    “Non abbiamo poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto. Abbastanza lunga è la vita e data con larghezza per la realizzazione delle cose più grandi, se fosse tutta messa bene a frutto.”

    Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, I

    In altre parole, per Seneca il problema non è che abbiamo poco tempo ma piuttosto che molti di noi sprecano questo prezioso tempo a nostra disposizione. La vita sarà pure breve, ma è abbastanza lunga se la sfruttiamo al massimo dedicandoci alla realizzazione di grandi cose. Al contrario, siamo noi a renderla breve quando ci dedichiamo ad attività senza valore e perseguiamo obiettivi di poco conto. Sempre nelle primissime pagina leggiamo:

    La vita, se sai usarne, è lunga. Uno è in preda a un’avidità insaziabile, uno alle vane occupazioni di una faticosa attività; uno è fradicio di vino, uno è abbrutito dall’ozio; uno è stressato dall’ambizione, che dipende sempre dai giudizi altrui (…); molti non pensano che ad emulare l’altrui bellezza o a curare la propria; i più privi di bussola cambiano sempre idea (…); a certuni non piace nessuna meta, a cui dirigere la rotta, ma sono sorpresi della morte fra il torpore e gli sbadigli (…)”.

    Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, II

    Ecco i primi vizi che Seneca critica e che secondo il suo punto di vista accorciano considerevolmente la durata della nostra vita: avidità, sregolatezza, inattività, ambizione sfrenata, vanità, emulazione degli altri, volubilità ed assenza di obiettivi.

    Nelle pagine successive del De brevitate vitae avremo maggiori dettagli sulle attività da evitare e quelle che invece allungano e conferiscono valore alla vita ed al nostro tempo.

    Come applicare questa lezione

    • Non sprecare il tuo prezioso tempo, dedicandoti in maniera eccessiva ad attività che non ti portano alcun beneficio come scrollare gli aggiornamenti sui social, assistere a programmi spazzatura in televisione o guardare video che alimentano sentimenti ed emozioni negative o ti fanno perdere solo tempo.

    IDEA 2 – Non vivere come se fossi destinato a vivere per sempre

    Una lettura parziale o poco approfondita del “De brevitate vitae” potrebbe far pensare che Seneca neghi il fatto che la vita sia breve. In realtà, il discorso è molto più profondo e complesso e l’autore latino ha più volte modo di spiegarsi. Come in questo bellissimo paragrafo del terzo capitolo:

    Vivete come destinati a vivere sempre, mai vi viene in mente la vostra precarietà, non fate caso di quanto tempo è trascorso: continuate a perderne come da una provvista colma e copiosa, mentre forse proprio quel giorno che si regala a una persona o a un’attività qualunque è l’ultimo. Avete paura di tutto come mortali, voglia di tutto come immortali”.

    Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, III

    Qui Seneca affronta uno dei temi fondamentali della corrente filosofica dello stoicismo: la necessità di essere consapevoli della nostra natura mortale e della precarietà della vita. Si tratta di un’idea che ritroviamo in altri autori: nei suoi “Pensieri”, Marco Aurelio ci sprona, ad esempio, a ricordare sempre che la vita non è eterna. Epitteto dal canto suo ci spinge (nel suo “Manuale”) a non dimenticare mai che noi e i nostri cari siamo solo di passaggio: la morte è ineluttabile.

    Seneca ci spiega che non possiamo vivere come se fossimo eterni e che quando ci rendiamo conto che il giorno che stiamo vivendo è forse l’ultimo, allora ecco che il tempo assumerà ai nostri occhi un aspetto completamente diverso.

    Quando qualcosa è abbondante, lo si può sprecare senza grandi rimorsi. Il tempo a nostra disposizione è al contrario scarso: è, dunque, troppo prezioso per perderlo e trattarlo come una risorsa abbondante. Ricordare ogni giorno la nostra natura mortale ci permetterà di capire se stiamo impiegando il nostro tempo nel migliore dei modi.

    Come applicare questa lezione

    • Tieni presente che il tempo è la risorsa più scarsa e preziosa che hai (leggi il mio articolo “La vita è breve: hai solo 4000 settimane da vivere” per approfondire)
    • Non dimenticare che un giorno morirai e che la nostra vita è aggrappata ad un filo: non per deprimerti o essere morboso, ma al contrario per dare giusto valore ad ogni giorno che ti viene concesso.
    • Ogni tanto tratta il giorno che stai vivendo come se fosse l’ultimo: per farlo poniti questa domanda: se questo fosse il mio ultimo giorno di vita, sarei contento di come lo sto utilizzando? Queste domanda mi fanno pensare alla famosa citazione attribuita a Confucio: Abbiamo due vite. La seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una“.

    IDEA 3 – Il tempo è il tuo bene più prezioso

    In vari passaggi del suo “De brevitate vitae”, Seneca sottolinea che il tempo è “la cosa più preziosa di tutte”, criticando quanti sembrano chiedere il tempo altrui o dare il proprio tempo agli altri “come fosse niente”:

    Nessuno dà valore al tempo; ne usano senza risparmio, come fosse gratis”.

    Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, VII

    Per Seneca è, invece, chiaro che il tempo è tutt’altro che gratuito e vale molto più del denaro, di cui molti sembrano preoccuparsi maggiormente. Queste persone si rendono conto del valore del tempo solo quando si avvicina la fine della loro vita. Il tempo a nostra disposizione è scarso e di conseguenza molto prezioso. Seneca scrive:

    “Eppure è facile amministrare ciò che è sicuro, per quanto esiguo; si deve custodire con maggior cura ciò che non sai quando verrà a mancare”.

    Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, VII

    L’unica certezza che abbiamo è che il tempo continuerà a scorrere, veloce e non curante di come lo impieghiamo. Ed un giorno questo tempo ci condurrà agli ineluttabili momenti finali della nostra esistenza. Ecco un bellissimo passaggio che spiega questo concetto:

    “Nessuno ti renderà gli anni, nessuno ti restituirà a te stesso; andrà il tempo della vita per la via intrapresa e non tornerà indietro né arresterà il suo corso; non farà rumore, non darà segno della sua velocità, scorrerà in silenzio; (…) Tu sei affaccendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte, per la quale, voglia o no, devi aver tempo”

    Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, VII

    A questo punto, occorre chiedersi come comportarsi rispetto a questo incessante e rapido scorrere del tempo. Ecco un primo indizio che ci esorta a non farci portare via il nostro prezioso tempo e a conservare la nostra vita per noi stessi:

    “È cosa di uomo grande e al di sopra degli errori umani non farsi sottrarre nulla del proprio tempo, e la sua vita è lunghissima proprio perché, qualunque fu la sua durata, è stata tutta per lui..”.

    Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, VII

    Come applicare questa lezione

    • Diventa molto geloso del tuo tempo e consideralo sempre il tuo bene più prezioso: fai attenzione alle persone che tendono ad agire come sanguisughe rispetto al tuo tempo (soprattutto se non sono importanti per te);
    • Chiediti sempre se è meglio spendere tempo o soldi: ad esempio, a volte meglio pagare la benzina 10 centesimi in più piuttosto che trascorrere 30 minuti (magari nel traffico) per ottenere il miglior prezzo. 10 centesimi su un pieno di 50 litri equivalgono a 5 euro: chiediti se quei 30 minuti non valgono di più di questa somma;
    • Impara a dire no agli altri per evitare di assumere troppi impegni rispetto al tempo che hai;
    • Comprati del tempo se puoi, affidando ad altri compiti di cui non ti vuoi occupare. Un esempio personale: non appena ho potuto permettermelo, ho iniziato a pagare qualcuno per occuparsi delle pulizie di casa, guadagnando così almeno 4 ore alla settimana. Preferisco risparmiare su altre cose.

    IDEA 4 – Non farti sottrarre tempo da attività di poco conto

    In vari passaggi del “De brevitate vitae”, Seneca critica i cosiddetti “affaccendati” (o occupati), tra cui ritroviamo due categorie di persone:

    1. Coloro che sacrificano il proprio tempo libero dedicandosi troppo ai negotia (una parola latina che indica le attività lavorative, gli affari ma anche le cariche pubbliche)
    2. Le persone che si dedicano ad otia (attività svolte nel tempo libero) non essenziali e di poco conto.

    Nella prima categoria rientrano personaggi del calibro dell’imperatore Augusto, dell’oratore Cicerone o del tribuno della plebe Livio Druso. Vediamo cosa scrive Seneca a proposito di Augusto:

    Il divo Augusto, cui gli dei furono più generosi che ad alcun altro, non cessò di augurarsi il riposo e di chiedere l’esonero dalla vita pubblica; ogni suo discorso ricadeva sempre su un punto,
    la speranza del tempo libero, e alleviava le sue fatiche col pensiero, forse illusorio, ma confortevole, che un giorno sarebbe vissuto per sé”.

    Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, IV


    In altre parole, Seneca critica coloro che sacrificano il loro presente, dedicando tutto il loro tempo al lavoro e nella fattispecie alle cariche pubbliche. Persino un uomo potente e ammirato come l’imperatore Augusto non sembrava che desiderare un’unica cosa: avere più tempo libero per sé e sperava illusoriamente che un giorno avrebbe avuto riposo e tempo per sé stesso. Ma Seneca ci mette in guardia da questa illusione: se siamo certi di avere il presente, nessuno ci garantisce che avremo quel futuro in cui pensiamo di poterci dedicare alle attività che amiamo.

    Questa critica deve essere contestualizzata nell’ambito della biografia di Seneca: “La brevità della vita” è un’opera scritta negli anni che seguono l’esilio (voluto dall’imperatore Claudio) e soprattutto il definitivo allontanamento dalla vita pubblica (in seguito al deteriorarsi dei rapporti con Nerone). È un’opera scritta, dunque, da un Seneca profondamente deluso dalla politica e dalla vita pubblica.

    D’altro canto, l’autore romano non risparmia le critiche per coloro che sprecano il proprio tempo dedicandosi ad attività di poco conto. Questa categoria di affaccendati non riesce ad godersi nemmeno il proprio tempo libero:

    Il tempo libero di certuni è affaccendato: nella loro villa o nel loro letto, nel cuore della solitudine, per quanto si siano appartati da tutti, danno fastidio a se stessi: la loro non deve dirsi una vita sfaccendata, ma un ozioso affaccendarsi”.

    Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, XII

    Seneca elenca una serie di attività a cui, a suo avviso, non dovremmo consacrare il nostro tempo libero: collezionare monete preziose, assistere a lotte e combattimenti, dare più importanza all’aspetto fisico che alla mente, banchettare, dedicare troppo tempo al gioco degli scacchi o del pallone, comporre o ascoltare musica o studiare vicende storiche di poca importanza.

    Si tratta di un’opinione personale che va rapportata al suo tempo: oggi giocare a scacchi o ascoltare musica sono due attività che potremmo definire addirittura nobili. Di sicuro, se fosse vissuto nella nostra epoca, Seneca non vedrebbe di buon occhio videogiochi, giornali scandalistici e ovviamente i social.

    Come applicare questa lezione

    • Non dedicare tutto il tuo tempo al lavoro, ma ritagliati del tempo libero per te stesso e per le persone che ami (a questo proposito leggi quali sono i rimpianti più grandi delle persone alla fine della vita);
    • Non sprecare il tuo tempo ad osservare la vita degli altri sui social, leggendo riviste o siti piene di gossip e pettegolezzi;
    • Dedica uguale cura al corpo e alla mente: va bene prendersi cura del proprio aspetto, ma non dargli peso eccessivo. Alimenta la mente e lo spirito.

    IDEA 5 – Avere troppe cose da fare non è positivo

    Un’altra idea molto interessante ed estremamente attuale riguarda la critica di Seneca alle persone che sono troppo occupate. Se apparentemente potrebbe sembrare positivo essere molto occupato, nel “De brevitate vitae” leggiamo che in realtà avere troppe cose da fare è molto negativo:

    “Tutti sono d’accordo che nessuna attività può essere bene esercitata da un uomo affaccendato, dal momento che l’animo deconcentrato non recepisce nulla in profondità, ma tutto rigetta come cibo ingozzato. Nulla è più estraneo all’uomo affaccendato, del vivere: di nulla è meno facile la conoscenza”.

    Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, XVII

    In altre parole, se hai troppe cose da fare finirai per farle male ed in modo superficiale. E queste attività non ti insegneranno nulla e non porteranno nulla di buono nella tua vita.

    Come applicare questa lezione

    • Seleziona con cura i compiti ed i progetti a cui ti dedichi: considera che essere troppo occupati non ti dovrebbe far sentire importante o appagato. Avere troppe cose da fare rischia di farti perdere di vista i compiti davvero importanti.
    • Resisti alla tendenza descritta come il “vantarsi di essere occupati”4: essere occupati ed essere produttivi sono due cose completamente diverse. Tante persone riempiono le loro giornate all’estremo e sono perennemente occupate: ciò non significa che sono efficaci e che raggiungeranno risultati di rilievo. Molto più importante di quanto fai è il cosa ed il come lo fai.

    IDEA 6 – Fai tesoro del passato e goditi il presente

    Uno dei temi principali del “De brevitate vitae” riguarda la nostra relazione con passato, presente e futuro. Nel decimo capitolo leggiamo un passaggio fondamentale per capire il pensiero di Seneca a riguardo:

    “La vita si divide in tre tempi: passato, presente, futuro. Di essi il presente è breve, il futuro incerto, il passato sicuro. Solo su questo la fortuna ha perduto il suo potere, solo questo non può essere ridotto in balia di nessuno. E proprio questo perdono gli affaccendati: non hanno tempo di voltarsi a guardare il passato, e, se ne avessero, non è piacevole il ricordo di un’azione che rimorde. Perciò richiamano contro voglia alla memoria un tempo male impiegato e non hanno il coraggio di rievocare fatti i cui vizi, anche quelli sottratti alla vista dal belletto di qualche piacere, a ritornarci su si manifestano”.

    — Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, X

    Questa lunga citazione fa trapelare una specificità importante del pensiero di Seneca rispetto ad altri filosofi stoici. In quest’ultimi, l’enfasi viene posta soprattutto sulla necessità di concentrarsi sul momento presente, tralasciando passato e futuro. L’originalità di Seneca sta, in primo luogo, nel conferire un’importanza fondamentale al passato. Si tratta di un tempo sicuro (a differenza del futuro) poiché è già trascorso e non è, dunque, in balia degli eventi.

    Ancora una volta, Seneca si scaglia contro gli “affaccendati”, ossia quelle persone così occupate da non aver nemmeno il tempo di voltarsi indietro. E seppure costoro avessero il tempo per analizzare il proprio passato, ricorderebbe con poco piacere il fatto che hanno impiegato male il proprio tempo. Quando, al contrario, il passato è stato messo bene a frutto, esso può essere rivissuto attraverso la memoria. Non tutti, però, possono possono avere questa relazione sana con il tempo trascorso perché

    “è privilegio di una mente serena e tranquilla spaziare in ogni parte della sua vita”.

    — Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, X

    Seneca prosegue spiegando che per le persone occupate anche il presente diventa troppo breve per essere vissuto:

    “Agli affaccendati dunque spetta solo il presente, che è così breve da non potersi afferrare, e un presente che si sottrae a chi è diviso tra molte occupazioni”.

    — Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, X

    E per concludere, Seneca muove una critica sferzante a coloro che vivono troppo nel futuro e cercano vanamente di prevederlo e programmarlo in anticipo:

    “C’è niente di più stolto del pensiero di quegli uomini, che si piccano di essere previdenti? Le loro occupazioni sono più laboriose: per poter vivere meglio, organizzano la vita a spese della vita.
    Fanno programmi a lunga scadenza; ora il maggior spreco della vita è il differirla: è questo a procrastinare ogni giorno che viene, è questo a scippare il presente, mentre promette il futuro. Il maggior ostacolo al vivere è l’attesa, che dipende dal domani, perde l’oggi.

    — Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, IX

    In altre parole, per Seneca non ha senso cercare di fare programmi per il futuro, che è per definizione incerto. I previdenti cercano di organizzare in anticipo ciò che accadrà, ma sprecano la loro vita perché invece di approfittare del presente, differiscono e procrastinano un qualcosa di cui potrebbero godere in questo momento. L’attesa del domani è un ostacolo al vivere: ciò che dipende dal futuro, ci fa perdere il presente.

    “Brevissima e ansiosissima è la vita di quelli che dimenticano il passato, non curano il presente, temono il futuro: giunti all’ultima ora, tardi comprendono, disgraziati, di essere stati tanto tempo occupati a non far nulla”.

    — Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, XVI

    Come applicare questa lezione

    • Sfrutta gli eventi ed insegnamenti del passato: concentrati sui ricordi belli per prolungare la felicità che hai provato nel passato. Rifletti agli errori che hai compiuto per non ripeterli nel presente e trarne i giusti insegnamenti.
    • Non farti sfuggire il presente: Seneca ci esorta ad usare bene il nostro prezioso tempo ed in particolare il presente sia dal punto di vista quantitativo (non riempendo le tue giornate all’inverosimile ma concentrandoti sui compiti più importanti) che qualitativo (scegliendo con cura le occupazioni a cui dedicarsi).
    • Non preoccuparsi eccessivamente del futuro: essere troppo orientati verso il futuro rischia di farci perdere di vista il presente, un tempo di cui possiamo godere qui ed ora. Quando possibile meglio non procrastinare troppo perché il futuro è sempre incerto. Un esempio classico è quello di non rimandare viaggi, riposo e felicità al momento della pensione o a più tardi. La verità è che non sappiamo quanti anni vivremo e se davvero arriveremo a quel momento. Spendi tempo e soldi ad attività che ti rendono felice oggi: sarai così certo di poterne approfittare.

    IDEA 7 – Dedicati alla saggezza

    Uno dei messaggi principali del “De brevitate vitae” riguarda l’esortazione alla saggezza. In filigrana di tutta l’opera scorre un invito a ritirarsi a vita privata e dedicarsi alla filosofia. Nel libro leggiamo:

    “Soli fra tutti sono sfaccendati quelli che dedicano il tempo alla saggezza, solo essi vivono; né solo della loro vita sono attenti custodi: vi aggiungono ogni età; tutti gli anni alle loro spalle sono un loro acquisto. Se non siamo mostri d’ingratitudine, quei fari di luce, fondatori di sacre dottrine, sono nati per noi, hanno predisposto la vita per noi. È la loro fatica a guidarci verso luminose conquiste, dissepolte dalle tenebre; non siamo esclusi da nessun secolo, a tutti abbiamo libero accesso, e, se ci garba di evadere dalle angustie della debolezza umana con la grandezza dello spirito, è molto il tempo per cui spaziare.

    — Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, IX

    In altre parole, le persone che si dedicano alla filosofia potranno beneficiare degli insegnamenti dei saggi e maestri del passato che, come fari nelle tenebre, potranno condurli verso il miglioramento e la saggezza. Quest’ultima è la vera chiave per estendere la durata della vita:

    Molto dunque si estende la vita del saggio, non è confinato negli stessi limiti degli altri: lui solo è libero dalle leggi dell’umanità, tutti i secoli ubbidiscono a lui come a dio. È passato del tempo: lo blocca col ricordo; urge: ne usa; sta per venire: lo pregusta. Gli fa lunga la vita la concentrazione di tutti i tempi.

    — Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, XV

    Per dedicarsi alla saggezza, Seneca esorta Paolino (a cui si rivolge più volte nel corso dell’opera) ed il lettore a abbandonare la vita pubblica e ritirarsi a vita privata:

    Stàccati dunque dalla folla, Paolino carissimo, e dopo tante traversie non proporzionate ai tuoi anni ritirati finalmente in un porto più tranquillo.(…)
    Non ti invito a un riposo pigro e inattivo, non ad affogare quanta vitalità c’è in te nel sonno e nei piaceri cari al volgo: questo non è un riposare; troverai attività più grandi di quelle in cui sinora ti sei impegnato, da svolgere in un sereno isolamento”.

    — Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, XVIII

    Il ritiro a vita privata5 non è certo un’esortazione alla pigrizia o all’inattività. Al contrario, abbandonare cariche pubbliche ed affari deve permettere di dedicarsi ad attività a cui consacrare il nostro tempo libero in modo nobile e proficuo:

    “Rifugiati in queste occupazioni più tranquille, più sicure, più grandi. (…)
    Ti attende in questo genere di vita un gran numero di buone attività, l’amore e la pratica della virtù, il saper vivere e morire, un profondo riposo”.

    — Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, XIX

    Come applicare questa lezione

    • Dedica una parte del tuo tempo libero alla lettura: leggere ti permetterà di accedere alla saggezza e alla conoscenza di quanti ti hanno preceduto e di coloro che possono insegnarti qualcosa.
    • Trova un equilibrio tra vita pubblica e privata e tra lavoro e tempo libero: il lavoro e le attività sociali contribuiscono alla pienezza della vita, ma non ne devono diventare l’unica dimensione. Dobbiamo regolarmente ritagliarci del tempo libero e dedicare una parte di esso alla lettura, alla riflessione ed all’apprendimento.
    • Metti a frutto i periodi di forzata inattività o gli anni della pensione: nella vita possono esserci momenti di forzata inattività come un infortunio che ci costringe a rimanere a letto o a casa. Possiamo trasformare stoicamente questi ostacoli in opportunità e sfruttare la nostra condizione per leggere di più, formarci, imparare nuove cose ed in generale migliorarsi. Stesso discorso per gli anni della pensione, da molti vissuta male a causa della fine apparente di relazioni sociali e progetti. La lettura, lo studio, la filosofia, la riflessione e la saggezza sono le chiavi per dare senso e rendere speciale questo periodo della vita.

    Conclusione sul “De brevitate vitae” di Seneca

    Per concludere, il “De brevitate vitae” è un potente invito a dare valore al nostro tempo e ad allungare la breve durata della nostra vita attraverso la saggezza. Tale saggezza ci permette di estendere la brevità della vita facendoci passare da una dimensione quantitativa a qualitativa. In altre parole, non contano gli anni che viviamo ma il modo in cui li impieghiamo. Come spiega Seneca in un altro passaggio molto famoso:

    “Non c’è dunque motivo di credere che uno sia vissuto a lungo perché ha i capelli bianchi o le rughe: non è vissuto a lungo, ma è stato al mondo a lungo”.

    — Lucio Anneo Seneca, “De brevitate vitae”, VII

    La vita è breve ed il tempo a nostra disposizione terribilmente limitato: per questo abbiamo la grande responsabilità di usare al meglio la nostra vita ed il nostro tempo.

    Recensione del “De brevitate vitae” di Seneca

    La brevità della vita, copertina edizione BUR
    La copertina dell’edizione Feltrinelli di “La brevità della vita” di Seneca.

    “La brevità della vita” è senza dubbio una delle vette della copiosa opera di Seneca. Colpiscono in questo dialogo l’equilibrio tra la ricchezza stilistica e la chiarezza espositiva . Seneca è stato uno scrittore di razza e basta leggere qualche pagina di quest’opera per rendersene conto. Il testo è ricco di passaggi stupendi sia dal punto di vista stilistico che dei contenuti; e anche quando deve esprimere concetti più complessi, Seneca riesce a trasmetterli non solo chiaramente ma anche attraverso una forma elegante e piacevole.

    Come visto, i temi dell’opera rimangono di grandissima attualità, anche se vanno ovviamente rapportati ed adattati all’epoca di oggi. Per il lettore moderno, l’invito a ritirarsi completamente a vita privata risulterà impossibile da mettere in atto. Stesso discorso per l’esortazione a dedicarsi solo a quelle attività che ci aiutano a migliorare e conseguire saggezza. È chiaro che si tratta di una questione di equilibrio: equilibrio tra lavoro e tempo libero, tra passato e presente, tra attività piacevoli e occupazioni che ci aiutano a crescere.

    Ciascuno di noi potrà cogliere i messaggi di Seneca e farne tesoro, adattandoli alla propria specifica situazione personale ed alla fase della propria vita. E proprio per questo motivo, consiglio a tutti non solo di leggerlo almeno una volta nella vita ma di rileggerlo regolarmente. E se pensi di essere troppo occupato per leggere e rileggere questo libro (seppur breve), allora hai proprio bisogno di conoscere il “De brevitate vitae”.

    Ecco i voti della mia recensione al “De brevitate vitae” di Seneca:

    Utilità5 / 5
    Facilità di lettura4.5 / 5
    Rapporto tempo/benefici5 / 5
    Media4.8 / 5

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    Fonti e riferimenti

    1. Si tratta dell’ipotesi più probabile. Secondo quanto riporta lo studioso Alfonso Traina, l’altra datazione più accreditata è il 62. Si veda l’introduzione all’edizione BUR di Seneca, La brevità della vita, 2018, BUR, pag. 19.
    2. Sempre secondo quanto riporta Alfonso Traina, si tratterebbe o del padre o del fratello della moglie di Seneca, Pompea Paolina. Si veda l’introduzione all’edizione BUR di Seneca, La brevità della vita, 2018, BUR, pag. 18.
    3. Seneca menziona per esempio Aristotele ed Ippocrate, di cui cita la famosa massima “La vita è breve, l’arte è lunga”.
    4. A tal proposito è molto interessante questo articolo di Oliver Burkeman comparso su The Guardian: “This Busy Bragging” epidemic must me stopped. If only we could find time” (“Questa epidemia del vantarsi di essere occupati deve fermarsi. Se solo potessimo trovare il tempo”). Molte persone sembrano sentirsi più importanti quando dicono o fanno credere di essere molto occupati. Non è la quantità di cose che fai ad contare, ma piuttosto la scelta dei compiti a cui ti dedichi e la qualità con cui li porti avanti
    5. Questo invito a ritirarsi in sé stessi, alla riflessione ed allo studio è presente anche in Marco Aurelio che nelle sue “meditazioni” ci invita a non fare come coloro che desiderano ardentemente luoghi in cui ritirarsi, ma piuttosto ritirarsi in se stessi, una possibilità accessibile a noi tutti in ogni momento (si veda il mio articolo dedicato all’opera di Marco Aurelio)

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